Esami e referti

Ho fatto tutti gli esami e sono negativi. E adesso?

Francesca Mannini 9 min di lettura
Ho fatto tutti gli esami e sono negativi. E adesso?

In breve: un esame negativo dice una cosa sola: quella cosa lì è stata esclusa. Il sintomo che senti resta un fatto, e resta da capire. Per questo il medico rimane il primo passo anche adesso: un referto negativo è un pezzo del percorso diagnostico, e il percorso continua. Chi arriva al terzo o al quarto professionista senza una risposta è in compagnia di parecchia gente. Sulla sola orticaria cronica, SIDeMaST riporta che il 75% delle persone ha visto almeno tre medici prima di ricevere una diagnosi.

Prima di tutto: il primo passo resta il medico

Se il sintomo continua, il posto dove tornare è l'ambulatorio. Questo vale anche adesso, con la cartella degli esami negativi in mano. Vale soprattutto adesso.

La ragione è tecnica e sta scritta nei referti che hai. Ogni esame ha un bersaglio. Un'ecografia addominale cerca cose che si vedono in ecografia. Un emocromo misura quello che misura. Una risonanza al collo fotografa dischi, vertebre, midollo. Quando quell'esame torna negativo, ha risposto alla sua domanda — e a nessun'altra.

Quindi il referto negativo va letto per quello che dice. Il percorso continua. Sintomi nuovi, sintomi che cambiano forma, sintomi che peggiorano, perdita di peso, febbre, sangue: sono cose che si riportano al medico, sempre, anche dopo dieci esami a posto. Nessuna pagina di internet, questa compresa, sostituisce quella valutazione. Chi ti dice che gli esami negativi chiudono la questione medica ti sta dando un consiglio pericoloso.

Cosa esclude davvero un esame negativo?

Un esame negativo esclude la condizione che quell'esame è in grado di rilevare, nelle condizioni in cui è stato eseguito. Questa è la definizione completa. Tutto il resto — "stai bene", "non hai niente", "è tutto normale" — è una traduzione che avviene fuori dal referto, spesso in corridoio, spesso in fretta.

Ci sono almeno tre motivi per cui una serie di esami può essere pulita mentre il sintomo continua.

Il punto pratico: "esami negativi" e "stai bene" sono due frasi diverse. La prima è un dato. La seconda è una conclusione, e va guadagnata.

Quanto è comune restare senza risposta?

Su questo esiste un numero misurato, e riguarda una condizione sola.

SIDeMaST, la società scientifica italiana dei dermatologi, riporta che il 75% delle persone con orticaria cronica è stato visitato da almeno tre medici prima di ricevere una diagnosi. Tre. Su una condizione che si vede a occhio nudo, sulla pelle.

Quel dato riguarda l'orticaria cronica e si ferma lì: portarlo sul tuo sintomo sarebbe scorretto. Quello che mostra è che la strada lunga esiste, è documentata da una società scientifica, e ha ragioni ordinarie: i sintomi si somigliano, gli specialisti guardano l'organo che conoscono, il tempo di visita è quello che è. Tienilo presente quando ti viene il sospetto di essere l'unico caso strano in circolazione.

Perché ti sembra di non essere creduto o creduta

Questa è la parte che quasi nessuno scrive, e che quasi tutti vivono.

Succede qualcosa di preciso quando gli esami tornano puliti per la terza volta. Il tono cambia. Le visite si accorciano. Compare la parola "stress", detta con una certa fretta e senza niente dopo. A quel punto molte persone smettono di raccontare i dettagli — perché raccontarli, a chi ti guarda già come se stessi esagerando? Poi arrivi alla visita successiva con metà della storia in meno, e ricevi metà della risposta.

Poi c'è il resto. Il collega che ti dice che anche lui è stanco. Il familiare che ti chiede se magari ci pensi troppo. La sensazione di dover portare una prova per avere il permesso di stare male.

Il sintomo intanto è lì. Un referto negativo lo lascia esattamente dov'è.

Il fisioterapista guarda la macchina. Lo psicologo guarda la mente. E tu?

Guarda il percorso che hai fatto, e mettilo in fila.

Hai visto chi guarda la struttura. Ti ha parlato di postura, di catene muscolari, di terapia manuale. Un modo di vedere legittimo, che porta risultati veri a un sacco di gente: il corpo come meccanica da regolare.

Poi hai visto chi guarda la mente. Ti ha detto che somatizzi, e ti ha chiesto di parlarne. Anche questo è legittimo e porta risultati veri: il sintomo come effetto di quello che succede sopra.

E sei ancora qui.

Il posto dove stai adesso — in mezzo, tra due mondi che parlano lingue diverse, con la cartella in mano — resta vuoto per una ragione strutturale: nessuno dei due può occuparlo senza ammettere il proprio limite. Il fisioterapista che ti dicesse "qui la meccanica si ferma" starebbe uscendo dal suo campo. Lo psicologo che ti dicesse "qui parlarne ha spostato poco" starebbe facendo lo stesso. Restano ognuno nel proprio, e fanno bene.

Quel vuoto lo abiti tu. Vale la pena saperlo, perché cambia la domanda che porti alla prossima visita.

"Somatizzare", "psicosomatico": cosa vogliono dire davvero

Sono le due parole che ti hanno detto, probabilmente in fretta.

"Psicosomatico" indica un sintomo fisico reale in cui fattori psicologici hanno un ruolo riconosciuto. Reale. Il malinteso più diffuso — e più offensivo per chi lo riceve — è che significhi immaginario. Un mal di stomaco da stress fa male quanto un mal di stomaco da gastrite. Il dolore è nel corpo, in entrambi i casi.

"Somatizzare" descrive il fatto che uno stato emotivo si accompagni a sintomi corporei. Che stress ed emozioni si vedano nel corpo è consenso medico ordinario, e ci convivi da sempre: il cuore che accelera prima di parlare in pubblico, lo stomaco che si chiude prima di un esame. Nessuno pensa che quei battiti siano finti.

Il problema di queste due parole è il momento in cui arrivano. Spesso sono l'ultima frase della visita, quando dovrebbero essere una delle prime. Ti danno una possibile lettura, e nel frattempo la stanza si è già svuotata. Restano vere e restano insufficienti.

Cosa dice la ricerca sui sintomi senza spiegazione medica

Qui va detta una cosa scomoda, e la dico prima io.

La revisione Cochrane di riferimento sugli interventi non farmacologici per i sintomi fisici medicalmente inspiegati (van Dessel et al., 2014, CD011142) ha esaminato terapia cognitivo-comportamentale, mindfulness, approcci psicodinamici e integrati. Due risultati vanno letti insieme:

  1. La terapia cognitivo-comportamentale ottiene un effetto piccolo, e resta appaiata alle cure potenziate (enhanced care).
  2. L'ipnosi resta fuori dall'elenco degli interventi valutati. Sta un passo prima: tra le cose ancora troppo poco studiate per entrare in quella revisione.

Le prove serie esistono su diagnosi nominate, dentro percorsi clinici. Il caso migliore è il colon irritabile: NICE (CG61, racc. 1.2.3.1) indica di considerare l'ipnoterapia per chi continua a non rispondere ai farmaci dopo 12 mesi — cioè per l'IBS refrattaria, dopo la diagnosi del gastroenterologo, dentro un percorso medico. Ed è ipnoterapia gut-directed, un protocollo standardizzato erogato da clinici. Anche lì, la Cochrane dedicata (Webb et al., 2007, CD005110) chiude dicendo che la qualità degli studi inclusi era inadeguata.

Traduzione onesta: su "sintomi senza causa trovata" come categoria generale, chiunque ti prometta un risultato sta andando molto oltre quello che si sa. Le percentuali che girano sui siti di ipnoterapia — il 70%, il 90% — vengono da chi vende ipnoterapia. Diffida, anche di me.

Una cosa che intanto puoi osservare: la ricorsività

Nell'attesa che il percorso medico faccia il suo corso, c'è un dato che nessuno raccoglie al posto tuo, e che spesso serve al medico più di quanto immagini.

Molti sintomi che restano hanno una firma. Tornano uguali. Stesso punto, stessa ora, stesso contesto. La cervicale che si accende sempre a destra. Il risveglio sempre alle tre. Le mani che si arrossano prima delle riunioni e stanno tranquille in vacanza. La pancia che si chiude sempre la domenica sera.

La ripetizione è un fatto osservabile. Puoi scriverla: data, ora, che stava succedendo intorno, quanto è durata. Due settimane bastano per vedere se c'è uno schema. È materiale che porti alla prossima visita, ed è materiale migliore di "sto male da un po'". La diagnosi resta al medico.

A volte lo schema manca. È un'informazione anche quella.

Dove sto io in tutto questo

Faccio ipnosi regressiva. Quello che offro è un lavoro di conoscenza di sé: uno spazio per osservare le dinamiche cristallizzate. Si osservano. È lavoro su di sé, accanto al medico, mai al posto suo, e riguarda te — mai il sintomo di cui parla questa pagina. Diagnosi e cura restano di chi ha il titolo per farle. A chi ha il percorso medico ancora aperto dico di chiuderlo prima.

Se vuoi capire cosa dicono davvero gli studi sull'ipnosi, senza la parte pubblicitaria, ne parlo qui: l'ipnosi funziona? cosa dicono gli studi.

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Domande frequenti

Gli esami sono tutti negativi ma sto male: cosa significa?
Significa che gli esami eseguiti hanno escluso le condizioni che erano in grado di rilevare. Il sintomo resta un fatto e resta da capire. Un referto negativo è un pezzo del percorso diagnostico, e il percorso continua: se il sintomo dura o cambia, il posto dove tornare è il medico.
Se gli esami sono negativi vuol dire che è tutto nella mia testa?
"Esami negativi" e "sintomo immaginario" sono due cose diverse. Esistono condizioni reali che gli esami di routine non vedono: il colon irritabile, per esempio, si diagnostica sui criteri clinici (Rome IV) guardando la persona, e le linee guida britanniche di gastroenterologia lo classificano come disturbo dell'interazione intestino-cervello (BSG 2021). Il dolore che senti è nel corpo in entrambi i casi.
Cosa vuol dire che un sintomo è psicosomatico?
Indica un sintomo fisico reale in cui fattori psicologici hanno un ruolo riconosciuto. Reale è la parola chiave: un mal di stomaco da stress fa male quanto un mal di stomaco da gastrite. Che stress ed emozioni si vedano nel corpo è consenso medico ordinario. Il termine descrive una possibile lettura, e da solo resta insufficiente come diagnosi.
È normale aver visto tre o quattro medici senza una risposta?
È più comune di quanto sembri. SIDeMaST, la società scientifica italiana dei dermatologi, riporta che il 75% delle persone con orticaria cronica è stato visitato da almeno tre medici prima di ricevere una diagnosi — e parliamo di una condizione visibile sulla pelle. Quel numero riguarda l'orticaria cronica e si ferma lì. Le ragioni sono ordinarie: i sintomi si somigliano, ogni specialista guarda il proprio organo, la diagnosi segue l'ipotesi che si sta verificando in quel momento.
Cosa dice la ricerca sull'ipnosi e i sintomi senza spiegazione medica?
Le prove non ci sono. La revisione Cochrane di riferimento sui sintomi fisici medicalmente inspiegati (van Dessel 2014, CD011142) ha valutato terapia cognitivo-comportamentale, mindfulness e approcci psicodinamici: l'ipnosi resta fuori dagli interventi esaminati, e la CBT stessa ottiene un effetto piccolo che resta appaiato alle cure potenziate. Le prove esistono solo su diagnosi nominate dentro percorsi medici: il caso migliore è il colon irritabile refrattario, dove NICE (CG61) indica di considerare l'ipnoterapia dopo 12 mesi di mancata risposta ai farmaci. Chiunque prometta un risultato su "sintomi senza causa trovata" in generale sta andando oltre quello che si sa.

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